domenica 7 maggio 2017

RECENSIONE | "Q" di Luther Blissett

Ciao, piccoli e piccole readers, e buona domenica! Oggi qui sul blog mi lancio nella recensione di Q, del collettivo Luther Blissett (che in realtà ha modificato il proprio nome in Wu Ming), edito in Italia da Einaudi.


Q
di Luther Blissett
Ed: Einaudi - 692 pagine
Brossura: 12.75 euro

Anno Domini 1555.
Sopravvissuto a quarant'anni di lotte che hanno sconvolto l'Europa, un eretico dai mille nomi racconta la sua storia e quella del suo nemico, Q. Predicatori, mercenari, banchieri, stampatori di libri proibiti, principi e papi compongono l'affresco dei tumultuosi anni delle guerre di religione: dalla Germania di Lutero, al regno anabattista di Münster, all'Italia insidiata dall'Inquisizione.
"Q" è l'esordio narrativo del rivoluzionario collettivo ora noto come Wu Ming.
 
Molto bello!

Devo confessare, prima di cominciare, che la genesi di questa recensione è stata un caos totale. Ora mi spiego meglio, cercando di esprimermi con ordine logico.

Sono una moderata fan del collettivo Wu Ming: non di tutti i loro lavori, non ho letto ogni loro opera, ma quelle che ho letto mi hanno sempre conquistata fin dai primi capitoli. Perciò, quando ho cominciato a leggere Q, mi aspettavo di provare la stessa sensazione dei romanzi precedenti. Dopo le prime 100 pagine di lettura, però, ho bollato questo romanzo come un passo falso. Ho continuato a ripetermi che Q è un romanzo d'esordio, ma ogni volta che me lo dicevo mi veniva anche in mente che i membri del collettivo non erano di primo pelo nemmeno nel '99 quando il libro uscì nella sua prima edizione. In altre parole: esordio sì, ma fino a un certo punto. Questa consapevolezza ha continuato a prendermi a martellate il cervello per tutta la prima metà del libro (quindi più di 300 pagine) ed ora vi spiego cosa c'era di disturbante.

Una bella cosa dei libri di Wu Ming è la loro capacità di utilizzare un linguaggio e un panorama di immagini adeguate. "Adeguate" è la parola migliore per descrivervi ciò che intendo. Molti rimproverano loro di usare un lessico troppo forte: beh, ma veramente credete che parolacce e bestemmie non esistessero nei secoli passati? Lasciate che vi dica che volavano madonne peggio di oggi. Idem per le immagini: leggetevi l'Aretino o qualche poesia ludica del primo Rinascimento e vediamo quanto fossero casti e puri gli uomini del tempo. In Q questa cosa però sfugge completamente di mano. In un romanzo, gli stili e i registri devono essere adeguati, appunto, ai personaggi che li usano. Che lo stesso personaggio parli come uno scaricatore di porto (col massimo rispetto per la categoria) e dopo poche pagine si lanci in una poetica e aulica descrizione di un idillio personale non ha alcun senso. Non importa quante identità assuma il personaggio in questione (e a tal proposito vi rimando al paragrafo sul protagonista, poco più sotto), è una cosa che non si può vedere.

Inoltre, pur essendo un romanzo piuttosto corale, non posso credere che il protagonista dai molti nomi si trovi (guarda un po'!) sempre al centro dell'azione per non uno, non due, ma trenta lunghi anni. Capisco la volontà di inserire il protagonista in tutta quella che è la vicenda attiva di questo periodo ricco di eventi, ma che sia ovunque in ogni momento è tanto improbabile quanto inquietante.

Una nota molto positiva è il personaggio di Q, il modo in cui viene gestito. Arriviamo a conoscerlo in negativo, nel senso che ci facciamo un'idea di lui attraverso le parole di un altro. Questo, naturalmente, prima di leggere i capitoli che riguardano il suo diario, ma resta comunque un modo molto piacevole e raro di presentare quello che è in effetti uno dei personaggi principali. Il lettore lo conosce di riflesso ed è una tecnica che mi piace molto.

Un altro aspetto positivo è il fatto che il protagonista abbia molti nomi, molte identità diverse, al punto che per il lettore diventa difficile capire quale di questi nomi sia effettivamente il suo. Personalmente (e spero di non fare spoiler, nel caso saltate al paragrafo successivo), mi piace immaginare che il suo vero nome sia quello di Tiziano, che altro non è se non il teologo realmente esistito Tiziano da Ceneda, già misterioso di suo e quindi perfettamente aderente con il nostro personaggio principale. Gli autori si dimostrano molto abili (e anche per questa loro ovvia abilità non posso perdonare loro gli strafalcioni di cui sopra) e mi fanno capire quanto abbiano lavorato su questa storia. Gestire un personaggio così non è semplice e per questo sono ammirata.

Un punto a favore sono le ambientazioni, ma questa è sempre stata la cosa che mi attrae di più dello stile di questo collettivo. Con poche parole sanno fotografare un luogo e sanno come far arrivare l'immagine al lettore. In questo caso nel romanzo c'è molto movimento (bellissimi i capitoli a Venezia e in Turchia, veramente evocativi) e le descrizioni sono ben dosate, ben scritte e immediate. Mi sono quasi vista camminare al fianco dei personaggi. Davvero un bellissimo lavoro sotto questo aspetto, non c'è che dire.

Nel complesso, sebbene come ho detto prima non sia rimasta pienamente soddisfatta sotto vari aspetto, è un libro molto, molto bello. Mi spiego: cosa deve fare un romanzo se non lasciare una traccia nel lettore? E la traccia, Q la lascia ampiamente. Nell'insieme, pensandoci a freddo dopo aver concluso la lettura da qualche giorno, il libro è semplicemente bello. Non un capolavoro, non un faro nella notte, ma bello. Mi ha emozionata. Nei capitoli finali ero molto attenta, molto presa dalla trama e dai suoi sviluppi. So che può sembrare un controsenso visto ciò che ho detto all'inizio, eppure il romanzo mi è piaciuto: è una consapevolezza maturata nel corso della lettura. Q è uno di quei libri a cui devi dare un po' di tempo, ma per i quali ne vale la pena.

Non posso dare cinque cuori pieni, ma quattro non glieli leva nessuno.

4 commenti:

  1. Ciao! Questo libro mi era stato regalato tanto tempo fa, e ci ho messo un bel po' a leggerlo, ma ne è decisamente valsa la pena! Purtroppo concordo con te sullo stile eterogeneo :-(
    Per il resto è un meraviglioso thriller storico, ad un certo punto non sono più riuscita a separarmi da lui!

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    1. Ciao Silvia <3
      Meno male, mi sento meno sola! Hai ragione, nel complesso è un romanzo davvero avvincente, peccato solo per quei pochi scivoloni :(

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  2. Ciao! Ho dato un'occhiatina e mi sembra che tu abbia un blog molto interessante (nonchè esteticamente bello, complimenti:))!.
    Io ho letto Q l'estate scorsa ed è stato il mio primo approccio con questo collettivo; ho poi letto Manituana e ho recentemente comprato L'armata dei sonnambuli. Mentre Manituana non mi ha fatta impazzire, Q mi è piaciuto parecchio. E non me l'aspettavo, perchè mi spaventava un po', mi aspettavo un libro pesante e invece l'ho trovato scorrevole e appassionante!
    Mi piace molto lo stile di questi autori; mi piacciono i loro libri storici, i momenti che scelgono di rappresentare e i protagonisti chiamati a narrarli (sempre premettendo che io non sono un'esperta di Storia). Mi ispira moltissimo L'armata dei sonnambuli, l'hai letto per caso?

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    1. Ciao cara! Benvenuta e grazie mille delle belle parole <3
      Ho letto sia "Manituana" che "L'armata dei sonnambuli" e personalmente li ho trovati entrambi molto validi, anche se "L'armata dei sonnambuli" ha qualcosa in più, un tocco in più, non saprei neppure dirti cosa sia ma c'è qualcosa che me lo ha fatto apprezzare di più!
      Il collettivo Wu Ming è composto da elementi estremamente preparati e sono in grado di colmare lo spazio tra l'esperto e il lettore amatoriale, nel senso che trattano di argomenti anche specifici ma ne parlano in modo fruibile da quasi chiunque, sono veramente bravi!
      Se leggerai "L'armata dei sonnambuli" fammi sapere cosa ne pensi, mi incuriosisce l'avere in comune queste letture :D

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